La Grande Abbuffata – Pasquetta 17.04.17

Una volta c’era stato tutto un dibattito con non mi ricordo chi sul fatto che dobbiamo fare le cose che più ci piacciono principalmente per noi stessi; poi in caso anche per gli altri.  Ed io continuavo a domandarmi come fosse possibile.  Mi dicevo: “In quello che più mi piace fare, gli altri, sono fondamentali.”  Mi fa star bene con me stessa proprio perché lo faccio per gli altri.  E se fosse “con” gli altri, sarebbe sicuramente più divertente ed interessante.

Quello che più mi piace è far star bene gli altri.  Vederli allegri, soddisfatti, avere l’opportunità di alleggerirgli la vita per quanto possibile.  Farli sentire amati e coccolati perché, anche se non sanno il lavoro che c’è dietro, io ci metto sempre tanta passione e dedizione e per questo non mi pesa affatto.

Cerco sempre di essere attenta a tutto e di tenere in considerazione il più possibile i gusti di ciascuno.  Di ricordare una frase, una battuta, una qualsiasi informazione ricevuta che mi permetta, anche se con poco, di far sentire ognuno speciale.  Anche se per un momento, quella sensazione è impagabile!  Io l’ho provata tante volte. Quando qualcuno fa qualcosa proprio per te, a quella maniera, perché sa, magari per un motivo del tutto casuale che neanche ricordi, che ti avrebbe reso felice.  E c’è quel misto di sorpresa e commozione, perché sei importante e qualcuno te ne sta dando la prova. Perché il “guarda è una stupidaggine ma ti ho pensato” è sempre un regalo molto gradito.

Tutto ciò per dire che anche quest’anno, Pasquetta l’abbiamo fatta da me.  Vuoi perché c’è uno scenario bucolico dove sentirsi liberi di scorrazzare senza freni, vuoi perché si può cantare a squarciagola in modo del tutto indisturbato, vuoi che di solito piove quindi nel dubbio meglio a casa di qualcuno…  Fatto sta che ormai sono riuscita ad ottenere il mio tanto ambito:”Quindi a Pasquetta siamo da te, giusto?”   Da me, che sono amante maxima delle scampagnate, grande promotrice di pic nic improvvisati (con cesti, stovigliame, tovaglie a quadri e tutto il resto) e fan assennata delle lunghe passeggiate in montagna.  Da me, che quando non trovo supporto per tutte le mie fughe strampalate, riesco sempre a mettere tutti d’accordo con un “Vabè. Allora tutti a casa mia, cucino io!”

Che poi, voglio dire, Pasquetta alla fine mette sempre d’accordo tutti.  È un’occasione per passare del tempo insieme, in allegria e condividere con gli altri il proprio benessere, tradizione vuole e tempo permettendo, all’aria aperta (che accentua sempre quella voglia di convivialità che ogni tanto teniamo al guinzaglio).

Questo spirito di piacere per la condivisione lo aveva colto molto bene Eleonora, in un ormai lontana fase liceale. C’è stato infatti un periodo in cui il momento della ricreazione si trascorreva goliardicamente mettendo in comune le merende.  Saremmo state quattro o cinque e iniziammo così senza un motivo.  Ci mettevamo tutte attorno ad un banco, davamo un’apparecchiata alla meno peggio e mettevamo su quello che ognuna aveva portato, per goderne tutte insieme.  Poi ci fu quella volta che definì il tutto, quando qualcuno entrò in classe e ci chiese con sorpresa cosa stessimo facendo e la risposta di Eleonora fu emblematica:”Stamo a fa Pasquetta!

– Qualche ricetta –

Crostini con crema di fave alla senape e pecorino

 

400/450gr di fave fresche

2 cucchiaini di semi di senape bianca e nera

1 cipollotto fresco medio

2 spicchi di aglio

2 cucchiai abbondanti di pecorino semistagionato grattugiato

olio EVO, sale e pepe

– sfogliette di pecorino fresco e foglioline di menta per guarnire

Scaldare l’olio in un tegame. Quando è ben caldo far soffriggere aglio, cipollotto tagliato sottile (anche il fusto verde) ed i semi di senape. Quando la cipolla sarà appassita aggiungere le fave e lasciarle rosolare per qualche minuto rimestando di tanto in tanto. Dopodiché aggiungere dell’acqua calda a pelo delle fave (senza coprirle) e lasciar cuocere a fuoco lento finché non risulteranno tenere. Lasciarle freddare un po’ e passarle nel frullatore (o robottino tritatutto o frullatore ad immersione) per ridurle in crema. Il mio consiglio è quello di conservare buona parte dell’acqua di cottura per poterla aggiungere gradualmente fino ad ottenere la consistenza desiderata.  Aggiungere il pecorino grattugiato, aggiustare di sale e pepe e amalgamare bene continuando sempre nel frullatore.

Se diluita può essere consumata come una zuppa o come un pesto con cui condire la pasta. Si sposa magnificamente con il gusto fresco della menta, che volendo si può anche aggiungere fresca prima di frullare il tutto.

Shepherd Pie di Pollo

5 o 6 patate a pasta dura grandi come un pugno

1/2 pollo pulito, disossato e tagliato in piccole porzioni

3 cipolle medie

2 spicchi di aglio

1 foglia di alloro

olio EVO

sale e pepe

Poi, essendo questo un piatto facilmente adattabile, si può aggiungere a proprio gusto una quantità a piacere di ortaggi di stagione tagliati a dadini. Si può sostituire il tipo di carne con un’altro oppure con dei legumi, per farne una versione veganavegetariana.

in questo caso ho messo:

3 carote tagliate a rondelle

1 costa di sedano

1 tazza di pisellini freschi

Salare, pepare e infarinare con cura i tocchetti di pollo e lasciarli da parte. Nel frattempo in un tegame ampio e profondo far rosolare la cipolla tagliata non troppo fine assieme all’aglio (in camicia) e alla foglia di alloro finché non imbiondisce. A questo punto sfumare con del vino bianco secco a temperatura ambiente e presto riporlo in frigo per gustarlo ben ghiacciato più tardi.

Aggiungere il sedano e le carote tagliate a rondelle (o come qualsiasi altro ortaggio sia stato scelto) e far rosolare per alcuni minuti. Quando la verdura è appena appassita toglierla dal tegame e lasciarla da parte.  Nello stesso tegame aggiungere poco olio d’oliva e portarlo di nuovo a fiamma alta. Quando è ben caldo far soffriggere il pollo infarinato. La cottura di questo piatto va ultimata in forno, quindi è importante che sia le verdure che la carne mantengano i loro succhi, quindi la cottura deve essere veloce e a fiamma viva. Quando i tocchetti di pollo saranno dorati all’esterno, aggiungere le verdure ed amalgamare il tutto. Per i più devoti alle tradizioni (tipo noi) a questo punto andrebbe aggiunta della panna fresca fatta scaldare precedentemente (per non interrompere la cottura) e il tutto andrebbe lasciato sobbollire per il tempo necessario in cui la panna interagisce con la farina, dando quella consistenza che gli inglesi chiamano “silky” (setoso) e che rende tutto cosi cremoso e confortevole.

La Shepherd Pie (torta del pastore) non è altro che un piatto povero ma molto nutriente della tradizione inglese, che sostituisce a pane e cereali l’uso delle patate, come accompagnamento a quello che è uno stufato di ritagli poco nobili di carne (le parti buone si dovevano vendere) e verdure.

È un piatto ricco che può sembrare elaborato. La parte superiore che andrà gratinata in forno è costituita essenzialmente da patate lessate, schiacciate con del burro e un po’ di latte, che forniscono l’apporto di carboidrati necessari ad un pasto completo assieme a proteine animali o vegetali e fibre.

Oeuf Mimòsa

Essendo Pasqua non potevano mancare loro! Le uova. Fatte rassodare e poi tinte in due bagnetti separati di barbabietola rossa e curcuma.  Le oeuf mimòsa non sono altro che le uova sode ripiene del loro stesso tuorlo, lavorato separatamente a crema e condito come più ci piace, gustose e molto belle da vedere.

Io ho da sempre avuto dei problemi con le consistenze troppo diverse del tuorlo e del bianco d’uovo sodo, così ho risolto la questione!

Basta far cuocere le uova, farle raffreddare, privarle del guscio, tagliarle a metà e privarle del tuorlo (che verrà via molto facilmente).  Tutti i tuorli vanno ridotti in crema schiacciandoli bene con una forchetta aggiungendo dell’olio di oliva a filo. Di grande aiuto in questa fase è lo sbattitore elettrico, che aiuta ad incorporare aria e a rendere la crema più liscia, voluminosa e leggera. La si può condire con spezie, erbe, formaggio (io ho usato prezzemolo e paprika dolce); e poi basta rimetterla al suo posto nella cavità dell’albume, con un cucchiaino o con la sac-à-poche.

Insalata di farro alla Vignarola

La Vignarola è un piatto della tradizione contadina laziale, che prevede la cottura di tutte le primizie di primavera (fave fresche, piselli, carciofi, asparagi cotti nelle foglie di lattuga ed insaporite con guanciale e pecorino.

Ovviamente ognuno si adatta alle primizie “di casa propria”, nella variante in questione agli ingredienti tradizionali sono stati aggiunti: zucchina gialla, cipollotto fresco, menta, pistacchi e ovviamente il farro (antico cereale etrusco tipico della zona) che si presta a insalate fresche o tiepide per il periodo primaverile ed estivo.

Spero che anche se si tratta di un evento passato, queste ricette vi siano d’ispirazione per la splendida stagione che si è appena aperta, tutta da godere in compagnia e all’aria aperta!

Farideh

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