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Merenda di campo

E niente, io proprio non ce la faccio a starmene in casa.  Devo andare, andare, andare, come dice sempre Lulù. Andare ovunque per rimanere ad osservare cosa succede nei posti dove non vanno le persone. Stare tanto ferma da non spaventare neanche gli uccelli, restare muta come muto è il linguaggio dei fiori e delle cose belle, che non hanno bisogno di parole, né di spiegarsi.

In quei momenti il tempo perde peso e consistenza. La luce delinea forme nuove e scandisce le ombre, seguendo le linee sinuose delle colline e le traiettorie di filo spinato. Il paesaggio si trasforma accompagnato dal mio sguardo, dalle nuvole e dal vento.

Quando sono lì, seduta tra l’erba alta, mi sento così appropriata, letteralmente: propria di qualcosa, qualcosa di perfetto e parte di tutto.  Al mio posto insomma (tanto per essere ridondante), esattamente lì dove dovrei essere.

È un buon posto per non pensare, perché non se ne ha motivo. Tutto combacia come nel meccanismo di un orologio, non c’è cosa che non si adoperi in funzione di un’altra; ed è come se anch’io avessi il mio ruolo, quindi nulla da domandare. Poi finisce sempre che butto un’occhio a terra per vedere che offre. Tanto prima o poi dovrò tornare e già che ci sono perché non portare qualcosa con me.

E poi io ho questo viziaccio di mettere tutto in bocca. Riconosco parecchie erbe, ma quando ho un dubbio assaggio. Faccio male, lo so ma tanto è un’assaggino innocuo… Giusto un morsetto per inquadrare sapore e consistenza. Son ricchi i prati in questo momento: tanti germogli e foglie appena spuntati, e getti nuovi teneri e freschi.  Fiori e boccioli che si possono unire a vari piatti e insalate, mettere in salamoia o friggere in pastella.

Così prendo qualche fiore di tarassaco, un po’ di rughetta, qualche fogliolina di rafano selvatico e un po’ di alliaria e me ne torno a casa giusta giusta per la merenda, una merenda di campo, è il caso di dirlo.

– Merenda di Campo –

Crostino di ravanelli al burro e insalata fiorita

A casa poì ho quel mazzetto di ravanelli che mi ha regalato la signora della frutteria, con le foglie giovani e tenere, un po’ piccantine. Una volta devo aver letto da qualche parte radis beurre (ravanelli al burro), questi francesi la sanno sempre lunga, quindi senza star ad indagare troppo, mi taglio una mezza fetta di pane spessa, la faccio tostare in padella e ci spalmo del burro salato.  Scelgo un paio di ravanelli e li affetto sottili con la mandolina, appoggiandoli poi sul pane imburrato.

A parte unisco le foglie dei ravanelli a quelle raccolte nel campo: rughetta, rafano e alliaria (ben lavate), i fiori di tarassaco e qualche fiore di gelsomino, profumatissimo, soprattutto la sera e al mattino presto. Un filo di olio extra vergine, un pizzico di sale e un mezzo cucchiaino di miele unito a qualche goccia di succo di limone. Nient’altro. Voglio sentire il piccante delle foglie di ravanello e della rughetta selvatica assieme al profumo fresco e dolce del gelsomino, la punta di amaro del fiore di tarassaco e il caratteristico sapore del rafano che si sposa perfettamente a quello delicato dell’alliaria. E poi il crostino, già al primo morso che gran goduria! È si… Questi francesi la sanno proprio lunga.

Buona merenda!

Farideh

By Farideh

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